Scuola: per il prossimo anno si pensa di ridurre le vacanze estive

Il ministro del Lavoro ha annunciato che gli studenti avranno un solo mese di vacanza e il ministro della Pubblica Istruzione ha precisato che il tema è incluso nel ddl Buona Scuola.
In pressocché qualsiasi nazione europea gli studenti della scuola dell’obbligo primaria e secondaria hanno sempre potuto usufruire di circa tre mesi di vacanze estive. E’ stato così anche in Italia, finora.

Il premier Matteo Renzi ha deciso di accorciare, nell’ambito dell’applicazione del ddl Buona Scuola, la durata delle vacanze estive da tre mesi a un solo mese.
Si tratta di un’idea, tra l’altro condivisa e appoggiata dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che a suo tempo era già stata proposta dal governo tecnico di Mario Monti. Il tempo in più a disposizione renderebbe possibile un mese dedicato alla formazione professionale.

In altre parole, si vorrebbe rendere più coeso il legame tra scuola e lavoro e fare in modo che la prima svolga un ruolo più marcato nell’orientamento e nella preparazione degli studenti allo svolgimento futuro di attività professionali.

A conti fatti, le nuove generazioni si ritroverebbero con un carico ulteriore da gestire ma il ministro Poletti non ne sembra granché preoccupato: ritiene che per un ragazzino sia meglio fare quattro ore di lavoro piuttosto che stare a spasso per le strade della città.
Il ministro competente, che non sarebbe lui ma Stefania Giannini, precisa che nel ddl sulla Buona Scuola sono già previsti dei tirocini che possono essere svolti anche durante i periodi di sospensione dell’attività didattica, estate compresa.

‘Più lavoro e meno vacanze’ sembra essere il motto preferito da parte dei ministri del Governo Renzi. Peccato che questo surplus di lavoro e impegno non sia sulle loro spalle ma su quelle di persone giovani che dovrebbero invece godersi le meritate vacanze.
D’altronde in Europa le vacanze degli studenti nel corso dell’anno non sono certo più brevi di quelle previste attualmente in Italia. Perché, quindi, frustrare dei poveri bambini e ragazzini, caricandoli di impegni in un’età che dovrebbe essere spensierata?

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