La povertà? È colpa anche dell'analfabetismo

L’analfabetismo incide non poco sull’economia mondiale. Subisce danni per oltre 1,2 trilioni di dollari, con ben 800 milioni di persone senza istruzione che non sanno né leggere, né scrivere. Dati allarmanti per una società sempre più tecnologica e telematica.

La World Literacy Foundation ha effettuato un’inchiesta sulla correlazione presente tra un’istruzione inesistente e le conseguenze economiche. I risultati non sono molto confortanti. L’onlus ha scoperto che l’analfabetismo è ancora molto presente nella nostra società e che questo contribuisce ad una crisi che va avanti da anni.

Nelle nazioni in fase di sviluppo, la mancanza di un’istruzione degna di questo nome incide per lo 0,5% sull’intero PIL. I costi aumentano in paesi in condizioni un po’ più incoraggianti, come ad esempio in India e in Cina. Due realtà nelle quali l’incidenza oltrepassa l’1%. Negli stati maggiormente sviluppati il prezzo da pagare corrisponde al 2%.

I paesi più ricchi perdono poco meno di 900 miliardi di dollari all’anno, mentre quelli sottosviluppati sfiorano i 300 miliardi. Le nazioni nelle quali l’analfabetismo ha un costo maggiore sono Stati Uniti, Cina e Giappone, con l’Italia che occupa la settima posizione. Il prezzo pagato dal nostro paese è di 36,86 miliardi.

Analfabetismo coincide con povertà e con un annullamento quasi totale delle opportunità di lavoro. Bisogna saper leggere e scrivere per vivere un’esistenza maggiormente dignitosa, per sé e per i propri figli.

Il cambiamento deve farsi sentire a cominciare dai bimbi più piccoli. Questi ultimi, se appartengono a famiglie ricche, sono maggiormente istruiti perché ascoltano molte più parole rispetto a quelli nati in condizioni di povertà. Secondo quanto dichiarato dal CEO di WLF, Andrew Kay, i bambini devono tornare a leggere libri, senza distrarsi troppo a causa di videogiochi, TV ed altri apparecchi elettronici.

La tendenza deve essere invertita e l’istruzione deve essere resa possibile per tutti. Anche in questo modo, l’economia può tornare pienamente a girare.

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