Pipì a letto, che fare?

Che togliere ai bambini il pannolino soprattutto durante la notte non sia sempre semplice è noto: purtroppo però può capitare che il problema dell’enuresi notturna, ovvero della minzione inconsapevole nel corso del sonno, continui con il crescere dei bambini, anche alcuni anni dopo la soglia considerata “normale”. Ecco come curare questo problema e quando è il caso di rivolgersi ad un dottore.

 

E’ frequente allora che i genitori, spaventati dal fenomeno, si convincano che i propri figli sfoghino con l’enuresi qualche disagio di tipo psicologico. Anche se si tratta di una delle possibili ipotesi, è anche molto più remota di quanto si pensi: soffre di enuresi notturna una percentuale tra il 5 ed il 10 per cento dei bambini, e le cause di questo problema sono davvero molteplici. E’ quindi importante parlare con il proprio pediatra per capire non solo quale possa essere la causa del fenomeno, ma anche quali provvedimenti adottare per contrastarlo, prima di pensare ad un colloquio con uno psicoterapeuta infantile.

Prima di tutto, bisogna considerare che prima di una certa età, i tre anni circa, i bambini non hanno un pieno controllo dei propri sfinteri. Di conseguenza, è già di per sè un errore cercare di togliere prima il pannolino durante la notte, dal momento che si sottopone inevitabilmente il bambino ad una pressione che può creare anche un forte disagio ed una sensazione di inadeguatezza. Se un bambino smette di fare pipì a letto per qualche mese e poi ricomincia, si parla di enuresi secondaria, considerata primaria invece nei bambini che non riescono ad eliminare il pannolino notturno nonostante i tentativi ed il superamento della soglia dei 4 o 5 anni. Entrambi i casi necessitano di un confronto dei genitori con il pediatra di fiducia sulla questione.

Se invece i sintomi di perdita di urina si manifestano anche durante il giorno, si può pensare ad una infezione della vescica oppure ad uno stato di infiammazione delle vie urinarie, individuabile facilmente con una analisi delle urine a richiesta del pediatra curante. I fattori psicologici, invece, che possono influire sulla minzione notturna incontrollata sono eventi particolari intercorsi nella vita del bambino: la nascita di un fratellino, ad esempio, oppure la separazione dei genitori possono rendere il piccolo meno sicuro e portarlo a sfogare il proprio disagio attraverso l’enuresi notturna.

Per capire di cosa si tratta, è probabile che il pediatra richieda un diario delle minzioni, magari con la pesata del pannolino, se ancora ci si trova costretti ad usarlo, e a dei test sullo stato psicologico del piccolo paziente. Con il controllo delle urine, il pediatra è in grado di rendersi conto se si è in presenza o meno di vescica iperattiva, che porta a produrre più urine del necessario e può essere causa funzionale dell’enuresi.

Le terapie saranno diverse a seconda che ci si trovi in presenza del problema: se si tratta di un’infezione, infatti, si interverrà con una cura antibiotica, mentre altre patologie richiederanno l’utilizzo di altri farmaci. Importanti anche le buone abitudini preventive: non trattenere l’urina e mangiare fibre.

Per risolvere il problema, rimane però essenziale l’atteggiamento dei genitori nei confronti dei bambini: quando capitano eventi di enuresi non bisogna mai colpevolizzarli per aver bagnato il letto, ma tranquillizzarli e consolarli per renderli più sicuri in se stessi.

Enuresi: come curare la classica pipì notturna a letto dei bambini ultima modifica: 2015-10-30T16:00:45+00:00 da Ottavia Levantesi