Cibo scaduto: secondo Coldiretti mangiarlo è un grosso pericolo per la salute

Trattando il tema del cibo scaduto vediamo che l’associazione dei produttori agroalimentari, Coldiretti, aveva già a febbraio resi noti i risultati di un sondaggio online lanciato sul web a febbraio, ma a settembre è arrivata la conferma di Eurobarometro, responsabile per l’Unione Europea degli studi sull’opinione pubblica degli stati membri: gli italiani consumano i cibi senza leggere correttamente le indicazioni di scadenza apposte dai produttori. Il dato che è emerso è preoccupante proprio perché mangiare questo tipo di cibo si mette a dura prova la propria salute

 

In questo modo, la maggior parte dei consumatori dello Stivale tende a consumare cibo scaduto, con eventuali rischi per la loro stessa salute: sui cibi, infatti, sono apposte due diverse indicazioni, una relativa alla scadenza inderogabile del prodotto e l’altra alla data preferibile per il consumo di un cibo. Ma gli italiani, a quanto pare, non riconoscono la differenza tra le due diciture, non rendendosi conto dei rischi che possono derivare dal consumo di un alimento posteriore alla data di scadenza indicata dal produttore sulla confezione.

A quanto emerge dallo studio, infatti, gli italiani consumerebbero i prodotti anche dopo la loro data di scadenza a prescindere dalla dicitura, regolandosi semplicemente sulle proprie nozioni e sull’effetto che fa il prodotto una volta aperta la confezione: insomma, se sembra buono si può ancora consumare. Ovviamente, però, non è così, e Coldiretti, in merito, è stata molto chiara: i prodotti che hanno la dicitura “da consumare entro…” non sono più commestibili dopo la data di scadenza, dal momento che possono deteriorarsi con rischi per la salute di chi li consuma. Si tratta infatti di prodotti alimentari, come uova e latticini, che cambiano composizione con il tempo e rischiano di essere indigesti oppure di contenere batteri pericolosi.

Diversa la questione per la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro…”: in questo casa la data indicata è indicativa, dal momento che da quel momento in poi, per un indefinito lasso di tempo, il prodotto può variare nel colore o nell’odore, ma rimane inalterata la commestibilità nonostante possa già essere definito un cibo scaduto a tutti gli effetti.

C’è quindi una grande differenza tra le diverse indicazioni date dalla casa produttrice, che però passano inosservate, a quanto emerso dalla ricerca, alla stragrande maggioranza dei consumatori italiani, che si mettono in questo modo a rischio di creare problemi al proprio apparato digerente oppure di assumere sostanze pericolose formatesi con il decomporsi degli alimenti.

Per non parlare poi del gusto: il sapore di un cibo scaduto, anche se non tossico, sarà sempre diverso da quello di un alimento consumato al momento giusto.
Insomma, attenzione alla scadenza, anche se per non buttare qualche euro nel secchio: il gioco non vale la candela.