La morte di Ashley Olsen, la 35enne statunitense che viveva in Toscana, a Firenze, non è dovuta – come si mormorava negli scorsi giorni – a un gioco erotico finito male. A quanto sembra, non risponde a verità neppure l’ipotesi che la morte della donna sia avvenuta per soffocamento, a causa di un cavo o di una catenina strettale attorno al collo dall’assassino. Molto probabilmente, invece, l’agonia della giovane donna è stata lunga e dolorosa: Ashley Olsen è stata infatti vittima di un duplice trauma cranico e da soffocamento. Questo è quanto emerge dall’autopsia e dall’ultima chiamata inviata dal suo cellulare. La chiamata in questione è stata inviata alle 9,20 della mattinata di venerdì 8 gennaio, probabilmente per chiedere aiuto.

Secondo i pm Luca Turco e Giovanni Solinas di è trattato evidentemente di “un ultimo e disperato tentativo di contattare il 112, il 113 o il 118”. Questa ipotesi è stata confermata anche dalla testimonianza di una vicina di casa di Ashley Olsen, che sembra abbia udito delle grida soffocate fra le 9 e le 11 di venerdì 8 gennaio 2016. L’assassino della donna dichiara di averla sollevata da terra e sistemata nel letto situato sul soppalco, mentre era agonizzante, ma ancora viva. Cheik Diaw, questo è il nome del suo assassino, potrebbe invece avere portato con sé il cellulare della sua vittima. Se ciò che ha dichiarato corrisponde a verità, si sarebbe allontanato dall’appartamentino di via Santa Monaca verso le 8,30 del mattino.

In questo caso potrebbe essere stato proprio lui a chiamare i soccorsi, senza temere di essere intercettato. Anche un’altra ipotesi potrebbe essere valida, ovvero quella che l’uomo abbia fatto scattare per sbaglio un numero di emergenza, visto che non conosceva la pasword. Ha comunque commesso un errore fatale inserendo la propria scheda sim nel cellulare della Olsen, che ha poi utilizzato fra le 14,31 e le 23,31 di venerdì 8 per chiamare la sua fidanzata italiana. Successivamente avrebbe sostituito nuovamente la scheda sim, rimettendola nel proprio cellulare,  e gettato via invece il cellulare della ragazza, che non è ancora stato ritrovato

Sembra inoltre che Ashley Olsen abbia litigato con un’amica nell’ultimo locale dove è stata vista prima di essere uccisa. A quanto racconta la ragazza, le due avrebbero discusso proprio per via Cheik Diaw, il ragazzo ventisettenne che lavorava come buttadentro e che ha ammesso di avere provocato la morte della giovane americana nel suo appartamento a Firenze. La discoteca si chiama “Montecarla”, ed è un club privato in cui la Olsen e l’amica hanno trascorso la serata del 7 gennaio. A tarda notte Diaw, che lavora come pierre per quello e altri locali fiorentini, si è avvicinato alla ragazza americana, quindi i tre hanno chiacchierato per qualche minuto.

L’amica ha dichiarato che la futura vittima ha parlato con il giovane “per acquistare cocaina”. Lei stessa aveva avvertito Ashley: “Quel tipo è una brutta persona”. La giovane però non era dello stesso parere si è avviata con lui verso la propria abitazione, dove secondo l’omicida avrebbero consumato un rapporto consenziente. In seguito i due hanno litigato, ma pare che la donna fosse viva quando il suo assassino se ne è andato. Il corpo senza vita di Ashley Olsen è stato ritrovato quasi 36 ore dopo dal fidanzato Federico Fiorentini, che si è allarmato perché il telefono risultava sempre irraggiungibile. Oggi, 15 gennaio 2016, si svolgeranno i funerali di Ashley, mentre Cheik Diaw ha trascorso la sua prima notte in prigione.

Omicidio Ashley Olsen: l’assassino, il senegalese Cheik Diaw, ha confessato. L’omicidio al termine di una notte brava ultima modifica: 2016-01-15T14:21:55+00:00 da Dorina Pitondo