Sembra destinato a ripartire il dialogo tra Partito Democratico e Forza Italia sulle riforme. La fronda organizzata da M5S, Sel, Lega e minoranze di PD e FI, mette a forte rischio l’approvazione in terza lettura del ddl Boschi sulle riforme istituzionali, spingendo ad un riavvicinamento tra i partiti che si erano separati dopo il voto che aveva espulso Silvio Berlusconi dal Senato.
L’ipotesi che a settembre 2015 possa saldarsi questo composito fronte, unendo i suoi effetti a quelli prodotti dalla vera e propria montagna di emendamenti predisposta in gran parte da Roberto Calderoli, sembra infatti spingere i contraenti di quello che fu chiamato Patto del Nazzareno ad una cauta opera di ricucitura.
I primi segnali in tal senso sono arrivati con l’accordo che ha portato Monica Maggioni alla presidenza della Rai, scelta che secondo gli addetti ai lavori sarebbe dovuta proprio ad un accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.
Una apertura che è stata in pratica testimoniata dall’intervento dal governatore della Liguria, Giovanni Toti, il quale ha affermato che il suo partito deve essere pronto a sedersi ad ogni possibile tavolo negoziale.
L’intervento di Toti suona come risposta alle parole di Debora Serracchiani, la quale dal canto suo aveva affermato come il governo sia pronto ad ascoltare tutti, compresa quella Forza Italia che pure aveva aderito ai primi passi della riforma.
Da entrambe le parti, si cerca però di non accreditare l’ipotesi di un nuovo Patto del Nazzareno, con la consapevolezza del fastidio con cui non solo l’opinione pubblica, ma anche il proprio elettorato guarda ad ipotesi di accordo tra due forze che si dichiarano antagoniste.
Resta naturalmente da verificare se una riedizione dell’accordo tra Renzi e Berlusconi possa consentire al ddl Boschi un percorso meno accidentato nel suo terzo passaggio al Senato.
Il fronte di chi vuole un secondo ramo parlamentare elettivo e non composto da nominati si allarga infatti ogni giorno di più, facendo temere non poco per la tenuta della maggioranza.
Una tenuta che non sarebbe più garantita neanche dall’arrivo dei parlamentari portati in dote da Denis Verdini, costringendo così i fedelissimi renziani a cercare in ogni modo di allargare il proprio recinto.

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