Riforma del lavoro: stanziati 2 miliardi in più per i neoassunti

Il Jobs Act ovvero la riforma del lavoro attuata dal presidente del consiglio Matteo Renzi, non avrebbe ottenuto effetto alcuno in un periodo di recessione, quale quello che attraversava la nostra nazione nei primi mesi del 2015, se non fosse stata accompagnata da incentivi atti a spingere le aziende a fare nuove assunzioni.
Questi incentivi si riassumono nei quasi 2 miliardi di sgravi contributivi triennali previsti dalla manovra finanziaria per gli assunti con i nuovi contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti e ai circa 6 miliardi di ulteriori sgravi contributivi previsti per i lavoratori dipendenti.

Come si può facilmente capire, si tratta di un tentativo di superare la miriade di contratti di tipo precario attualmente in uso, utilizzando il volano degli incentivi per frenare l’emorragia di posti di lavoro e il vantaggio per le imprese costituito dal nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti esente dall’articolo 18.

Gli sgravi contributivi, fino ad un massimo di circa 8000 euro l’anno per dipendente, permettono alle aziende di conseguire importanti risparmi, infatti il totale delle varie voci legate alla contribuzione arriva a pesare fino al 37% sulla remunerazione di un dipendente.

I vantaggi di questo provvedimento sono evidenti: le aziende possono assumere nuovo personale, o trasformare i contratti precari in essere, a tempo indeterminato, senza il fardello dell’articolo 18, ottenendo importanti sgravi contributivi mentre il governo dovrebbe ottenere una riduzione del tasso di disoccupazione.

Il vero problema è costituito dalle difficoltà che incontra il mercato interno a ripartire. Infatti, aziende con poco lavoro non hanno nessuna ragione di assumere, quali che siano gli sgravi previsti, di conseguenza, al Jobs Act e agli sgravi contributivi è necessario affiancare misure che permettano l’aumento di ordinativi necessari affinché le aziende tornino ad assumere.

A conferma di questo, i segnali registrati in questi ultimi mesi, da quando, cioè, è entrato in vigore il Jobs Act associato agli incentivi proposti dalla legge finanziaria, sono stati contrastanti.

INPS e ISTAT hanno rilevato un aumento dei contratti a tempo indeterminato ma, al contempo, la disoccupazione giovanile è cresciuta arrivando a livelli record, segno che in realtà molti contratti a tempo determinato sono stati trasformati in tempo indeterminato per usufruire degli sconti contributivi ma che i contratti nuovi sono stati pochini rispetto alle attese.

Si sono mossi alcuni passi nella direzione giusta, ora è necessario completare il processo incentivando la ripresa dei consumi per riavviare il mercato interno, condizione necessaria affinché le imprese tornino davvero ad assumere.

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