Assegno disoccupazione per colf e badanti

L’assegno di disoccupazione non sarebbe previsto per i collaboratori domestici che perdono il lavoro, l’ACLI in campo per cercare di tutelare i diritti di questa categoria. La Naspi, ovvero il sussidio di disoccupazione, viene erogato dall’INPS, e dovrebbe permettere di mantenersi per i mesi previsti dalla legge cercando una nuova occupazione.

Il problema, però, segnalato dall’associazione che si occupa dei diritti dei collaboratori domestici (ACLI), è che l’assegno di disoccupazione, così com’è strutturato in particolare con la riforma del nuovo Jobs Act, conterrebbe i presupposti per una vera e propria discriminazione: infatti, le condizioni necessario per poter accedere alla domanda di sussidio non sarebbero compatibili con la maggior parte delle situazioni lavorativi delle cosiddette Colf.

Per la maggior parte già immigrate e quindi potenzialmente in maggiore condizione di disagio, che verrebbero tutelate ancora meno proprio nel momento di maggior bisogno. Tutto questo perché lo Stato, e l’INPS nella fattispecie, non terrebbero conto di quale sia la reale situazione dei collaboratori domestici di tutta Italia nonostante siano in possesso di tutte le informazioni del caso. La Naspi, con il nuovo Jobs Act, è stata migliorata.

Assegno di disoccupazione: condizioni e chi ne ha diritto

L’erogazione del sussidio per chi viene licenziato e si trova senza lavoro è stato prolungato addirittura a due anni, ma per poter accedere alla richiesta non sono poche le condizioni richieste: oltre al licenziamento, infatti, sono necessarie 13 settimane contributive versate negli ultimi 4 anni e la dimostrazione di aver lavorato 30 giorni negli ultimi 12 mesi.

Sussidio di disoccupazione: condizioni per lavoro part time

Per quanto riguarda i lavori a ore, come quelli richiesti ai collaboratori domestici, l’ultima condizione è stata modificata da una circolare dell’INPS emessa a luglio scorso: i lavoratori domestici dovranno dimostrare di aver lavorato negli ultimi 12 mesi per 24 ore a settimana per almeno 5 settimane.

Sono gli stessi dati INPS però a dichiarare che un terzo dei lavoratori domestici lavora meno di 24 ore: ne consegue quindi che circa 300.000 persone, già abituate a lavorare poche ore e tutelate poco o niente dallo stato non riusciranno neanche a chiedere la disoccupazione nel caso di licenziamento.

La denuncia dell’ACLI a tutela dei collaboratori domestici affinchè ricevano l’assegno di disoccupazione

La denuncia è della responsabile nazionale di ACLI Colf, Raffaella Maioni, la quale ha spiegato al sito Stranieriinitalia.it quanto tale legge sia discriminatoria: se si sa che i lavoratori domestici lavorano meno ore, come è possibile che non siano messi in grado di essere tutelati dal licenziamento con un sussidio previdenziale?

Inoltre, continua la Maioni, sono moltissimi i lavoratori domestici, tra colf, badanti e baby sitter, che lavorano part time, quindi molto meno di 24 ore a settimana, o saltuariamente, oppure, peggio ancora, che lavorano per tutta la giornata ma il loro lavoro non viene dichiarato dal datore di lavoro, in parte o del tutto. Il lavoro domestico, infatti, è il settore più colpito dalla mancanza di dichiarazioni, e le prestazioni non dichiarate sono moltissime.

Quindi, in conclusione, grazie alle novità introdotte alla Naspi, chi già viene sfruttato e si trova senza contributi, non viene nemmeno tutelato nel momento in cui viene licenziato.
Per migliaia di persone, quindi, oltre al danno, la beffa.

 

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