Il decreto attuativo della legge delega fiscale (D.lgs n.ro 147/2015) è intervenuto su una norma che ha, da sempre, suscitato polemiche e difficoltà applicative: si tratta dei commi 10 e 11 dell’art. 110 del TUIR. La disposizione in esame inerisce la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi derivanti da attività commerciali tra un’impresa residente in Italia e un’altra domiciliata in un Paese inserito nella c.d. “black list”.

Nella sua formulazione originaria, la norma vincolava la citata detraibilità al soddisfacimento di due condizioni: l’effettivo interesse economico del rapporto commerciale dal quale scaturivano i componenti negativi da dedurre, e la concreta esecuzione delle operazioni commerciali stesse. Solo al verificarsi di entrambe le suddette circostanze, da provare a cura dell’impresa italiana, quest’ultima poteva dedurre le relative voci passive di bilancio da quelle attive. Inoltre, veniva chiesta precisa e puntuale indicazione delle spese e delle transazioni commerciali che le avevano generate in un apposito quadro di “UNICO Società di Capitali”.

Questa disposizione, oltre a creare un notevole impegno dal punto di vista del citato onere probatorio afferente le spese, male si armonizzava con quanto stabilito nell’art. 24 del modello OCSE delle “Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni”. Detto articolo (chiamato anche “clausola di non discriminazione”) prevede che tutti i componenti negativi, derivanti da operazioni tra soggetti residenti in Stati diversi, siano deducibili in base alle stesse regole previste dalla legislazione propria di ciascuno dei due Stati contraenti.

In altre parole, secondo quanto previsto dalla “clausola di non discriminazione” delle convenzioni internazionali di cui sopra, se in Italia una spesa è deducibile lo deve essere anche nel caso in cui essa derivi da attività commerciali intervenute con imprese residenti in un “paradiso fiscale”. E, da quest’anno, è così. Infatti, il nuovo disposto dell’art. 110 (commi 10 e 11) del Tuir, prevede la piena deducibilità delle citate componenti negative, entro il limite del loro “valore normale”.

Tale importo, in mancanza di diversa indicazione, pare debba dedursi applicando l’art. 9 del TUIR. Resta l’obbligo, pena l’irrogazione di sanzioni, di indicare separatamente dette spese deducibili nella dichiarazione dei redditi.

ultima modifica: 2015-10-01T21:00:52+00:00