Quali sono le novità più importanti in tema di riforma pensioni 2016? Al momento c’è ben poco di nuovo visto che i lavori per rilanciare il tema della pensione anticipata appaiono fermi: soprattutto i precoci, che sperano di veder risolta la loro vertenza, non hanno ricevuto alcun beneficio dall’ultima legge di Stabilità varata dal governo Renzi.

Riforma pensioni 2016: flessibilità in uscita a che costo?

La riforma delle pensioni 2016 è incentrata soprattutto sul tema della flessibilità in uscita per i precoci: l’esecutivo si è più volte detto favorevole anche se, in verità, ha sottolineato la necessità di far quadrare i conti. L’occhio vigile di Bruxelles, sotto questo punto di vista, è un fatto noto e da Palazzo Chigi non si intravede una chiara volontà politica di andare contro i diktat delle istituzioni europee.

Riforma pensioni 2016: quali sono le proposte più significative?

I temi più dibattuti vertono soprattutto sulle proposte di Cesare Damiano. La più significativa idea promossa del Presidente della Commissione Lavoro della Camera, nonché deputato PD, è quella dei pensionamenti flessibili con la quota 41. In pratica si lascerebbe il lavoro a partire da 62 anni e con 35 anni di versamenti contributivi con un complesso meccanismo di penalizzazioni che, dall’8 per cento, si ridurrebbero a 0 al 66esimo anno di età.

Chi, invece, ha 41 anni di contributi potrebbe chiedere la pensione indipendentemente dall’età: di qui il concetto di quota 41 che richiama molto il sistema delle quote che fu della pensione di anzianità, soppressa dal governo Monti in favore dell’anticipata.

Le obiezioni che vengono mosse alle proposte di Cesare Damiano riguardano l’aspetto economico. Secondo l’INPS servono 8 miliardi di euro: una cifra giudicata troppo alta per i fautori del rigore dei conti mentre secondo chi sostiene la necessità di riformare le pensioni questo è un costo necessario, ammortizzabile negli anni. Inoltre un’adeguata manovra, affermano coloro che sono pro-riforma pensioni, consentirebbe di incentivare il turnover, riducendo la disoccupazione giovanile che, in Italia, è purtroppo ancora alta rispetto alla media europea.