Pensioni, l'Europa sta con la Fornero: penalizzazioni necessarie
Elsa Fornero

Durante questa estate non c’è stato schieramento politico che non ha rilasciato dichiarazioni sulla probabile riforma del sistema pensionistico alla quale sta lavorando la Commissione Lavoro. Forse le posizioni meno chiare sono quelle all’interno del governo. Infatti il Presidente del Consiglio in tutti questi mesi non ha mai definito la linea che l’esecutivo da lui presieduto dovrà seguire in questo importante banco di prova per la maggioranza e per la tenuta stessa del Governo Renzi.

Di certo, da parte della quasi totalità degli interventi sul tema, la nuova riforma darà maggior possibilità ai lavoratori di scegliere quando andare in pensione. La famosa flessibilità in uscita alla quale anche la Fornero, madre dell’attuale riforma, si è detta favorevole purché sia accompagnata ad un sistema di penalizzazione.

Proprio su queste penalizzazioni, che l’ex ministro ha quantificato intorno al 3% – 3,5% in meno sull’importo mensile per ogni anno di pensionamento precoce, sono arrivate nei giorni scorsi anche delle indicazioni da Bruxelles. L’Europa, infatti, guarda con attenzione a quello che sta succedendo in Italia e qualsiasi manovra economica sarà analizzata meticolosamente dall’UE prima di poter essere approvata dal Parlamento Italiano.

L’Europa, insomma, sta con la Fornero e crede che le penalizzazioni siano necessarie per avviare una seria riforma delle pensioni. Adesso sarà tutta una questione di numeri, staremo a vedere se passerà la linea Fornero (il 3%-3,%) oppure il Governo opterà per una penalizzazione più leggera, come quella contenuta nel DDL 857 presentato da Cesare Damiano che prevede una penalizzazione del 2%. Le due posizioni sono caldeggiate da due opposti schieramenti che vedremo scontrarsi già a partire dal 9 Settembre, giorno nel quale è fissata la ripresa dei lavori della Commissione.

In questo momento la linea che sembra prevalere è quella più dura, quella cioè sostenuta dalla Fornero, anche perché il peso dell’Europa si sta facendo sentire. La necessità di avviare le riforme, secondo Bruxelles, non deve intaccare la spesa sociale che deve obbligatoriamente rimanere la stessa se non diminuire. In questi termini si devono leggere le indicazioni che hanno fatto pervenire al Governo e che, di fatto, boccerebbero le posizioni di Cesare Damiano il cui costo stimato si aggira tra gli 8 e i 10 miliardi di euro.

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