Crisi Eurozona: i problemi economici non sono ancora finiti

L’Eurozona non può ancora considerarsi una degente in via di guarigione definitiva, ma piuttosto una paziente ancora in attesa di cura, sballottata tra più esperti che dicono la loro senza giungere ad una vera soluzione, capace di risollevare una economia fortemente dissestata. Il vecchio continente è quindi ancora sotto la lente d’ingrandimento del mondo intero e lontana dal miglioramento, ancora costretta ad affrontare una triste crisi economica.

La gran parte dei Paesi dell’Eurozona dichiara a gran voce di aver superato la crisi, tra questi anche l’Italia, con il Premier che sottolinea ad ogni discorso la spinta positiva al Paese data dalle recenti riforme.

Nonostante questo, i dati e le relative stime, parlano una lingua diversa, sicuramente in controtendenza con quanto declamato dall’Italia e dai suoi Partner.

La crisi è ancora in “casa”, i consumi sono fermi o quasi fermi, comunque non sufficienti a riportare ai livelli pre-crisi l’economia europea.

La disocuppazione è ancora alta in quasi tutti i Paesi dell’Eurozona e in quelli invece dove sembra che l’occupazione sia in crescita, spesso a confondere e a inquinare i dati sono i contratti mini-job.

Paesi come la Germania, ad esempio hanno si un alto numero di occupati, ma occorre chiedersi con quali tipi di contratto e con quali retribuzioni che spesso sono borderline a quella che viene definitiva sussitenza.

In Italia i nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato con quelle che vengono definitive “tutele crescenti” di fatto non piacciano alle Banche, che stentano a concedere mutui a persone occupate con detta tipologia di lavoro.

Una recrudescenza dei mutui significa stagnazione dell’economia, perchè uno dei veri motori rimane l’edilizia, mortificata da lunghi, lunghissimi anni di agonia finanziaria.

Con questi scenari, cantare alla vittoria pare alquanto prematuro e forse inopportuno. I Paesi, tutti, devono concertare forze e idee per dare una iniezione concreta all’economia generale.

Non resta che credere nella buona volontà dei tecnici che si spera riescano a fare valutazioni tali da consentire la giusta soluzione ad un problema che coinvolge oltre 200 milioni di persone.

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