Apre a Biella Falseum il museo dei falsi

A Biella ha appena aperto un museo davvero singolare: si tratta di una galleria dove però non si troveranno opere d’arte vere e proprie, bensì misteri sui quali meditare. Non a caso si chiama Falseum, o meglio il museo dei falsi e degli inganni.

Da sempre ogni artista ha dovuto fare i conti con i falsari, ovvero persone che riproducevano le loro opere per poi venderle, spacciandole come originali. C’è anche chi ha tentato di copiare lo stile dei grandi pittori o scultori creando opere nuove per poi rivenderle come autentiche. L’inganno, la menzogna e l’invidia sono caratteristiche intrinseche dell’uomo che da sempre ne hanno accompagnato la storia.

È proprio su questi presupposti che si base il Falseum, il primo museo al mondo del falso e dell’inganno: è stato aperto nei giorni scorsi a Biella, al Castello Verrone, e si tratta di un allestimento che vuole sfidare il concetto stesso di museo. Sebbene il nome possa far pensare subito a una semplice raccolta delle copie di opere dei grandi artisti, in realtà i visitatori troveranno tutt’altro: il Falseum è un grande palcoscenico che vuole azionare dei meccanismi di riflessione nelle persone che lo frequenteranno.

Ogni sala del museo propone un tema ben preciso legato a una storia, un episodio o un esperimento sui quali da sempre aleggia un dubbio a proposito della loro veridicità. Si potranno così vedere allestimenti in chiave scientifica, altri in chiave fotografica, altri contenenti oggetti particolari. Lo scopo è quello di fare in modo che il visitatore si ponga sempre delle domande, del genere ‘è realtà o finzione?’.

Tra le tante sale del Falseum, spiccano quella dedicata all’allunaggio del 1969, quella dedicata al celebre mostro di Lochness, quella che racconta l’11 settembre e quella che celebra le famose teste di Modigliani. In ogni sala sarà presente una guida vestita a tema che accompagnerà gli avventori in questo curioso e affascinante viaggio attraverso il mondo dell’inganno.

Il Falseum si propone dunque non come un classico museo, bensì come uno svago, un divertimento che però lascia spazio a profonde riflessioni.

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