Condannato il marito di Elena ceste a 30 anni di reclusione, la sua gelosia e l'incomprensione nei confronti della moglie lo hanno portato al malsano gesto

Siamo arrivati alla fine di un lungo episodio di cronaca nera macabro e ricco di colpi di scena. Caso Elena Ceste, è stata emessa la sentenza: il marito è stato condannato a 30 anni di reclusione. Elena Ceste è nata ed ha vissuto in Piemonte molti anni della sua giovinezza. E’diplomata all’istituto professionale per il commercio Lagrange di Torino ed ha frequentato l’Università, lavorando in uno studio di commercialisti torinese.

Elena ha incontrato il futuro marito Michele Buoniconti a Torino, lui guidava gli autobus

Per il futuro marito lascia lo studio all’università e nel 1999 si trasferisce al sud, nel paese in cui è nato lui, nel salernitano. Elena non gradisce abitare lì e nel 2004 tornano in Piemonte a Govone, in Piemonte, vivono i genitori di lei. A Costigliole d’Asti, la coppia compra casa e mette su famiglia. Lui lavora come vigile del fuoco. Insieme hanno quattro figli fra i 6 e i 14 anni . Elena dedica a loro il maggiore tempo che le è possibile.

Chi la conosce, all’interno del suo paese la definisce una donna riservata e solitaria. Parla con poche persone: il parroco Don Roberto, la maestra di uncinetto Fiorenza e con qualcuno dei genitori dei compagni di scuola dei figli. Esce solo per la messa e per le commissioni fondamentali.  Non è però soddisfatta, sembra, della vita con il marito.

E’ definita come “una persona fragile, infelice e psicologicamente instabile”. Elena si sfoga con facebook ed i social per uscire da solitudine e depressione. Contatta gli ex compagni e chatta per sfogare la sua solitudine. Probabilmente conosce un altro uomo e sempre è probabile che lo incontri davvero.

Il marito svela che la notte prima della tragedia la moglie era agitata e parlava di un video esistente con il presunto “amante”. Il marito ha addirittura visto messaggi del padre di un compagno di scuola che dicevano: “Perché non mi rispondi? Se mi hai cercato è perché ti senti sola”. Ma Elena non risponde. Michele alla fine scopre le bugie ed il tradimento della moglie. Un playboy della zona, in seguito arrestato invia ad Elena messaggi, che sono letti dal marito.

A questo punto Elena Ceste scompare il 24 gennaio 2014, una giornata nebbiosa dopo la neve.

Michele denuncia la scomparsa e racconta che la donna non si sentiva bene e che gli aveva chiesto di accompagnare il figlio a scuola, ma che al ritorno a casa non c’era. Nulla viene trovato per molti mesi. Un comitato per Elena e vari gruppi le sono dedicati su Facebook. Vari sono i depistaggi, un altro vigile del fuoco racconta: “Michele ci disorientò volontariamente, era andato lui a vedere nel Rio Mersa e poi ci indusse a cambiare direzione”. Vari si susseguono gli interrogatori, ma la versione di Michele non è credibile subito.

Gli orari non sono coincidenti, i vestiti puliti, difficile siano stati in giardino nel fango. Dopo 9 mesi il ritrovamento del cadavere di Elena nelle campagne in provincia di Asti, il 18 ottobre 2015. Dopo il test del DNA, la ricostruzione dell’episodio. L’uomo accompagna i figli a scuola ed al ritorno sorprende Elena in camera da letto. La soffoca e avvolge il cadavere in un telo. Porta il suo cadavere nel canale del rio Mersa. Michele riceve pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere. È l’unico indagato nel caso della moglie. Gli inquirenti lo definiscono un atto dovuto prima dl’avviso di garanzia, in seguto è arrestato con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere.

Custodia cautelare per l’ex vigile del fuoco, che non dice nulla al momento dell’arresto.

“Si era convinto che Elena Ceste fosse una moglie e una madre inadeguata a svolgere i propri compiti. Era diventata per lui ingestibile e pericolosa, dannosa e doveva essere eliminata”, commenta il Gip. Michele Buoniconti teneva un diario e alla data del 24 gennaio 2014 annota: “Dato da mangiare alle oche, scomparsa mia moglie”.  Non è riuscito a raddrizzare la moglie in 18 anni, a renderla la moglie che voleva. A una delle figlie dice: «A non ascoltare il padre si fa la fine della madre che non ha ascoltato il padre». Suona come una confessione. Ed a tutti dice: “Mi avete mai sentito litigare con mamma?”. Se qualcuno dice sì, lui risponde: “Non le devi dire queste cose.

Ti tolgono anche me. Oltre che ti hanno tolto la mamma..”. Al funerale: “Nessuno è più ricco di noi ad avere avuto un tesoro di mamma come te” L’accusa dice che Buoniconti ha ucciso con premeditazione. La lunga storia forse è finita, rimane solo la disperazione di chi rimane senza madre e senza padre e le mille domande sul motivo, per cui una madre di famiglia esemplare, si possa e deva rivolgersi ai social per avere la comprensione che non trova in famiglia.

Ultimo aggiornamento: giovedì 05 novembre 2015 ore 9.56